progetto fotografico di Dante Farricella e Cecilia Romano (work in process)
"Non mi svegliate ve ne prego
ma lasciate che io dorma questo sonno,
c'è ancora tempo per il giorno
quando gli occhi si imbevono di pianto.
(Banco del Mutuo Soccorso)"
L’idea di lavorare sul corpo come scarto, viene proposta a me, Dante, diversi anni fa da Noemi, che non sentendosi a suo agio nel corpo, mi propose di lavorare sul tema, di lavorare su un corpo che veniva gettato su una discarica.
Purtroppo dopo due studi, il progetto si fermò perché Noemi andò a vivere prima in Giappone e poi in Belgio.
L’incontro tra me e Cecilia ha riportato alla luce quell’idea e quel progetto. Cecilia, che vuole “tagliuzzare” il suo corpo, che pur mostrandolo lo vuol nascondere, Cecilia che non ha imparato a volersi bene. Stavamo andando avanti in questa direzione, quando è giunto l’invito di Ekidna a partecipare alla collettiva “Scarti”.
Con Cecilia abbiamo deciso che questo debba essere un progetto “plurimo” con più temi da affrontare, in cui ci metteremo in gioco dall’altra parte dell’obiettivo anche noi, ma in cui abbiamo voluto avere diverse persone, che dal loro vissuto e con la loro sensibilità entrino con noi a comporre l’immagine.
Immagine che potrà essere di diverso tipo, ma sempre con una connotazione, è il corpo a renderla reale e presente, al di là della dimensione onirica che può avere l’ambientazione. E il corpo non è coperto, non ha vestiti.
Soggetti, quindi attori, non modelli, di questa mise en place delle solitudini ed espulsioni che la nostra società attua verso chi è diverso dall’omologato. Corpi e atteggiamenti non consoni con la attuale visione del mondo. Il corpo viene gettato, diventa uno scarto soggiogato al desiderio di aderire alle suggestioni e regole di questo mondo “consumistico” nel senso che ci induce al consumo e ci consuma.
Questo esposto è solo il primo ampio stralcio del progetto che vuole e deve continuare. Altri temi sono in elaborazione, ma siamo pronti a confrontarci con persone che vogliano narrarsi e farsi “scarto”